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La favola di
Re Trentatré
 
e i suoi 33 bottoni d'oro

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Re 33 e i suoi 33 bottoni d'oro
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C’era una volta un re di nome Trentatré che voleva essere "giusto".

 

Per lui, giustizia significava trattare tutti allo stesso modo: così liberò il canarino facendolo volare...e poi fece lo stesso con il pesce rosso, convinto di fargli un favore. Il risultato?

Un disastro. Perché? Perché, come gli spiegò il saggio buffone di corte,

"per trattare tutti allo stesso modo bisogna, prima di tutto, riconoscere che ciascuno è diverso dagli altri".

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Abbiamo scelto questo nome perché la storia di Re Trentatré è la metafora perfetta del nostro lavoro quotidiano: Giustizia non è uguaglianza.

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Dare a tutti lo stesso strumento è inutile se quel mezzo non si adatta alle necessità di chi lo riceve. 

A ciascuno il suo.

Il nostro compito è studiare l’indole, le fatiche e i talenti di ogni ragazzo per fornirgli "la corona" giusta:

gli strumenti compensativi e le strategie di studio su misura.

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In Re Trentatré non chiediamo ai pesci di arrampicarsi sugli alberi.

Li aiutiamo a trovare il loro oceano

e a nuotare con fiducia.

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"C’era una volta un re che si chiamava Trentatré. Un giorno Trentatré pensò che un re dovesse essere giusto con tutti. Chiamò Sberleffo, il buffone di corte: “Io voglio essere un re giusto – disse Trentatré al suo buffone – così sarò diverso dagli altri e sarò un bravo re”. “Ottima idea maestà” – rispose Sberleffo con uno sberleffo. Contento dell’approvazione il re lo congedò.

“Nel mio regno – pensò il re – tutti devono essere uguali e trattati allo stesso modo”. In quel momento Trentatré decise di cominciare a creare l’uguaglianza nel suo palazzo reale.

Prese il canarino dalla gabbia d’argento e gli diede il volo fuori dalla finestra: il canarino ringraziò e sparì felice nel cielo. Soddisfatto della decisione presa, Trentatré afferrò il pesce rosso nella vasca di cristallo e fece altrettanto, ma il povero pesce cadde nel vuoto e morì.

Il re si meravigliò molto e pensò: “Peggio per lui, forse non amava la giustizia”. Chiamò il buffone per discutere il fatto. Sberleffo ascoltò il racconto con molto rispetto, poi gli consigliò di cambiare tattica. Trentatré, allora, prese le trote dalla fontana del suo giardino e le gettò nel fiume: le trote guizzarono felici. Poi prese il merlo dalla gabbia d’oro e lo tuffò nel fiume, ma questa volta fu il merlo a rimanere stecchito.

“Stupido merlo – pensò Trentatré – non amava l’uguaglianza”. E chiamò di nuovo il buffone Sberleffo per chiedergli consiglio.

“Ma insomma! – gridò stizzito il re – come farò a trattare tutti allo stesso modo?”.

“Maestà – disse Sberleffo – per trattare tutti allo stesso modo bisogna, prima di tutto, riconoscere che ciascuno è diverso dagli altri. La giustizia non è dare a tutti la stessa cosa, ma dare a ciascuno il suo”.

 

C. Imprudente, D. Montanari, Re 33 e i suoi 33 bottoni d'oro, La Meridiana, Bari 2006

Re 33 e i suoi 33 bottoni d'oro
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Qui puoi ascoltare la storia!

Una favola di Claudio Imprudente. 

Rivisitazione dell'illustrazione originale di Donata Montanari,

by MinaLAB. â€‹

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